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MANUELA MANCIOPPI |
MATRI!, 2006 Stampe digitali a caldo su stoffa
suonare campanello Mancioppi. 2006
Voulez-vous toucher Marcel?, 2006 calchi in silicone
Voulez-vous toucher Marcel?, 2006 calchi in silicone
librombelico, 2005 stampe digitali a caldo su stoffa
quatre sens, 2004, un mazzo di carte toscane e fotografie, grandezza reale
quatre sens, 2004, un mazzo di carte toscane e fotografie, grandezza reale
SKIN-BOARD, 2004, legno, fotografie, das e acciaio, 50x50x4 cm (aperta) 50x25x8cm (chiusa)
Caleidoscopiocosacasa, 2004, fotografie, stampe su acetato e cartone
ChocoMM, 2005 calchi in cioccolato + certificati di autenticità
choco MM, 2004-05 calchi in cioccolato
cup-ezzolo, 2004 ceramica e plastica, grandezza reale
occhialiMM, 2003 cartone e lenti in acetato
DUALISM, 2003, foto su acetato e legno, 20x20 cm ciascuna.
MAN-ONE n° MM0002 , 2002, resina, 180x180x60 cm
THE PEACE HANDS (Mani-comio for peace), 2002, gesso, ferro e vernice, h. 26 cm ca. ciascuna
MANI-COMIO, 2001, gesso, ferro e vernice, h. 26 cm ca. ciascuna
colours, 2001, plastica colorata e legno, 9x9 cm ciascuna
scatola II, 1999, legno e ottone, 13,5x12x8 cm
fragments, 1999, specchio e acciaio, misure variabili
alternative skin, 1999, calco in lattice su manichino
CIUCCIO, 1999, silicone, ciuccio in caucciù e lattice, 10x8x7,5 cm
cornice 0- cornice 1, 1998, legno e lattice, 10x8 cm ciascuna
scatola, 1997, legno, gesso e gommalacca, 20x15x10 cm
CAVITA’-PROTUBERANZA, 1997, cemento fuso francese, 50x55 cm ciascuna
in "CON+DOMINIO", mega+mega arte contemporanea, Arezzo, a cura di Matilde Puleo
4ME[fo(u)r me], la corte arte contemporanea, Firenze, gennaio 2006, a cura di Fiorella Nicosia.
4ME[fo(u)r me], la corte arte contemporanea, Firenze, gennaio 2006, a cura di Fiorella Nicosia.
"Vento di Scirocco" Venti artisti per 20 libri d'artista, Castello Aragonese, Reggio Calabria, 10>25 ottobre 2005 a cura di Gianni Curatola.
L’oggetto utilizzato è una sorta di ready-made, estrapolato e manipolato dall’intervento delle fotografie applicate viene successivamente ricontestualizzato e reintrodotto al suo uso comune: il gioco. Spariscono dunque i classici semi (cuori, quadri, fiori, picche), che si tramutano in 4 dei 5 sensi (udito, vista, olfatto, gusto). Il quinto senso assente, il tatto, si concretizza al momento del tocco del giocatore-spettatore. Non è l’unica differenza dal classico mazzo da gioco, dal momento in cui i volti delle figure divengono il volto dell’artista stessa, ritoccato ironicamente a seconda del personaggio a cui “presta” la faccia. Altro elemento manipolato risulta essere il retro di ogni carta, che è un frammento di pelle della schiena con un marchio d’artista di riconoscimento che altro non è quindi che un tatuaggio. Dunque un gioco nel gioco, che cambia le carte in tavola ma non altera le regole.
Una curiosità: durante l’esposizione/partita, avvenuta ad “Alò 2004”(Arezzo), le carte sono andate letteralmente
L’ idea è quella di creare interazione tra pubblico e opera attraverso il gioco. In questa operazione si trovano tre dei temi fondamentali della mia ricerca: il corpo, il gioco/ironia e lo spettatore. Lo spettatore potrà agire autonomamente ed entrare nell’opera toccandola, frantumandone quell’aura sacra che assume, appunto, in quanto opera d’arte. La scacchiera, realizzata attraverso fotografie di pelle, ha sulla sua superficie le pedine che si affrontano; sono calchi di capezzoli e di ombelichi, raffiguranti la mia visione sintetica del maschile e del femminile. Nella mia ricerca andavano a combaciare unendosi, ricreando l’unico/uno diviso.
“Networking 2004-2005 MY HOME UNA CASA IN CITTA’”, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato, 19 ottobre 2004, a cura di Arianna Di Genova, Lorenzo Bruni.
Disagio ad entrare in case altrui ma curiosità di vedere oltre il buco della serratura…
in "Corpi", Caffè Palazzaccio, San Giovanni Valdarno(AR), 11 giugno 2005 a cura di Paola Bertoncini.
Capezzolo fondente o ombelico al latte?
Capezzolo fondente o ombelico al latte?
La tazza CUP-EZZOLO può rimanere in piedi solamente se inserita nel corrispondente ombelico-piattino…
Occhiali per una “nuova” visione dello spazio
Installazione permanente nel Centro Storico di Lastra a Signa (FI).
Una mano-panchina o una panchina-mano? Una derivazione dal MANI-COMIO una mano gigante che si manifesta anche come panchina.
Installazione nel Centro Storico di Arezzo (Piazza Grande, Piazza San Francesco, Via del Corso, attività commerciali: Caffè dei Costanti, Grace Gallery, Coffee o’Clock, Caffè del Corso, Tabaccheria Scortecci, For Sale Stock-House, Luca Banelli, Caffè La Torre, Del Mecio, Carraturo Caffè)
Le mani, quali primari simboli di messaggio, ne diffondono, in questa occasione, uno di pace.
Installazione nel Centro Storico di Lastra a Signa (FI), “Invasioni” 2001, a cura di Francesca Milani, Patrizia Landi..
200 mani, 200 calchi fatti con guanti di lattice. 200 mani colorate divise in 3 sezioni-colori. Rosso,arancio,viola: i 3 colori del Mani-comio. Un gioco di mani, un gioco tra mani, un mani-polamento concettuale. Ogni mano esprime una propria unicità e una propria individualità, riconosciuto non solo dal movimento che rappresenta ma anche dal proprio codice di identificazione. I 3 gruppi sono così formati e suddivisi: gruppo 1 rosso dal MM0001 al MM0067; gruppo 2 arancio dal MM0068 al MM0134; gruppo 3 viola dal MM0135 al MM0200. Un lavoro in crescita, al quale si possono aggiungere altri gruppi, altri simili ma non uguali.
In un contesto più ludico e ritmico si situa la serie di cornici dalle dimensioni ridotte che incorporano capezzoli e ombelichi, in un materiale nuovo: il fimo, colorato lucido e compatto, che con le cornici dello stesso colore, creano un unico elemento senza interruzioni tra contenuto e contenitore. Simboli del maschile e del femminile trovano il loro intero unendosi, la compenetrazione viene a mancare a causa della contrapposizione di uno di fronte all’altro, allora la loro separazione e attrazione suscita una tensione nello spazio circostante.
Questa è la seconda versione della SCATOLA, risulta essere più preziosa, diviene quasi uno scrigno poiché protetta da un lucchetto. Il gioco ambiguo rimane, lo stesso incontro tra capezzolo e ombelico, cambia solo il materiale: l’ottone. Nell’unione le due parti si pacificano e trovano il loro intero, la chiusura li nasconde alla visione ma proprio li, nello spazio privato e inaccessibile, vuoto e pieno, negativo e positivo suggellano la loro perfetta e ineluttabile unione.
Altre immagini, altri movimenti di corpi estrapolati fotograficamente dalla realtà e posti in nuove situazioni che non permettono il riconoscimento delle parti fotografate. Le immagini sugli specchi si trasformano a seconda della posizione assunta dall’osservatore per la visione.
Un calco in lattice di un corpo: una nuova pelle e un nuovo corpo, una pelle alternativa che si trasforma in una veste per un manichino che, nella sua nudità, la indossa mutando così la propria identità ogni giorno.
Questa scatola di silicone si offre morbida al tatto, ricreando così la sostanza del suo contenuto: un ciuccio. Questo però ha una particolarità: non risulta essere il solito oggetto d’uso, si trasforma in altro. L’applicazione che vi troviamo è il calco di un capezzolo in lattice. Il lattice si è completamente amalgamato al ciuccio, facendone parte, diventando tutt’uno con esso, ricreando quella rete ambigua, erotica e ironica che tutto pervade.
Calchi fatti direttamente sul corpo sono al centro di questa ricerca. Prelevati un capezzolo maschile e un ombelico femminile, trasformati in pelli di lattice vengono posti isolati entro cornici che ne conserveranno la loro nuova dimensione. La scelta del lattice è suggestiva per la sua qualità di autodistruzione e autoconsumo, che come una nuova pelle, equivalente, vive e muore in un proprio arco temporale. La piccola dimensione delle cornici impreziosisce i frammenti corporei, che ormai estranei alla loro originaria natura, divengono elementi nuovi, dotati di una loro identità, che acquistano ora un valore e un significato che prescindono dalla resa realistica del calco. Simboli del maschile e del femminile trovano il loro intero unendosi, la compenetrazione viene a mancare a causa della contrapposizione di uno di fronte all’altro, allora la loro separazione e attrazione suscita una tensione nello spazio circostante.
La scelta della scatola è indispensabile per creare un luogo a sé, una zona misteriosa. La scoperta di ciò che contiene crea un gioco di ambiguità sottile, dove capezzolo e ombelico recitano la loro parte. La scena è impiantata su queste visioni di protuberanza e cavità, viste come simboli del maschile e del femminile, che si uniscono combaciandosi, alla chiusura della scatola, provocando un incontro erotico-ironico. Il capezzolo e l’ombelico sono stati realizzati tramite calchi fatti sul corpo: questo ha permesso di ottenere una resa incredibilmente realistica delle due parti, le quali all’interno della scatola assumono una loro identità, un valore diverso da quello originario.
La materia primitiva, primordiale, la prima creazione del tutto: il vuoto e il pieno, un capezzolo e un ombelico, il maschile e il femminile due parti di un unico diviso.
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MATRI!, 2006 Stampe digitali a caldo su stoffa






















